Altro: Dopo la guerra uno sport nuovo

April 12, 2018

 

 

Dopo le guerre gli sport nuovi hanno più possibilità.

 

Metti caso che in Ruanda si sia giocato molto a calcio prima: i ricordi negativi inevitabilmente

si legano al passato. Magari ci si è sparati tra compagni di squadra, forse il presidente era di un'etnia responsabile di un massacro o il simbolo della squadra ricorda storicamente il trionfo dell'altra sponda.

 

Tutti elementi irrilevanti finché la vita e lo sport scorrono normalmente: quanti di noi hanno giocato con "La Fiamma x" o con la "Associazione SL y" fregandosene della storia.

 

Tra le macerie invece si ricorda e si ricalcola tutto.

 

E gli sport inediti hanno una possibilità inedita:

 

A) Ottima cosa perché offre un terreno sociale neutro che può riavvicinare (speriamo ex) nemici.

B) Cosa squallida perché un paese da ricostruire non deve essere visto come un terreno di conquista.

 

A o B, preferisco non esprimermi.

 

In Ruanda sta andando così, il governo mondiale del Cricket sta offrendo campi e allenatori. Unica richiesta non derogabile un test sull'Aids.

 

Riporto: "Offri a un ragazzo di otto anni un test sull'Aids ti dice di no, gli offri un gioco nuovo con test obbligatorio ti dice di sì".

 

E adesso vediamo chi ha voglia di fraintendermi: le guerre hanno dei lati positivi, come la storica e inevitabile emancipazione della donna. Con tanti uomini morti, assenti da casa, dagli incarichi, le sostituzioni e le emancipazioni prendono un'accelerazione impensabile in tempo di pace.

 

Chi crede in Jeremy Bentham è contento di trovare lati positivi nelle fasi post-massacro.

 

Ok, io vado per l'opzione A.

 

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