Rugby: Power Play, n'altra de nova

December 8, 2017

N'altra de nova, espressione nostra per indicare qualcosa di cui si poteva fare a meno.

 

Il sotto-detto è che si ritiene la tale cosa più ridicola che pericolosa.

 

In Sudafrica* collaudano il Power Play pilotato, cioè puoi togliere 2 giocatori agli avversari. Li scegli tu, devi avere la palla nel tuo campo. Se la squadra “ridotta” segna ha diritto ad altri 2 punti dopo la trasformazione. Chiama il capitano, solo una volta.

 

Saranno le radici hockeystiche, ma il PP per me deve venire dalle penalità, ed è una bella cosa che l'indisciplina di una squadra si trasformi in premio per l'altra e in spettacolo.

 

Ok, restano più spazi, le svolte offrono spunti nuovi al match, viene premiato il gioco offensivo, lo spettatore può usufruire di prestazioni difensive epiche. Ma - ripeto - non mi piace il concetto scacchistico di togliere a tavolino senza un motivo che non venga dall'erba, sintetica o naturale.

 

L'Hockey e la pallanuoto gli sport (tra quelli che seguo) che ci hanno fatti affezionare alle disparità numeriche, il cricket ha ridotto certi posizionamenti “larghi” dei fielder in qualche over per incoraggiare le bordate boom. Anche quello mi piace poco.

 

È recente (lo avevamo annunciato 3 anni fa, e giù derisioni “ah,  ah, ah, se non fanno i loro mix quelli...”), già qualche allenatore allena le superiorità e le inferiorità numeriche, raramente un match di rugby finisce con 83 minuti di 15 vs 15. Giusto e tutto sommato spettacolare, ma – please – non per procura ministeriale. 

 

Spero che l'esperimento sudafricano faccia la fine di certi naturalizzati italiani, grande cinema all'inizio e scomparsa nelle nebbie della cronaca.

 

* Varsity Cup e Varsity Shield.

 

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