Cricket: Apartheid e Rebel Tour semplificato, Ep. 1

September 14, 2017

35 anni fa il tour inglese nel Sud Africa dell'Apartheid, contro il divieto internazionale.

 

Adesso ci si chiede, con risposte di vario tipo, se sia ora di perdonare i giocatori caraibici, asiatici e britannici che affrontavano squalifiche per andare a giocare e guadagnare palate di soldi nei “Rebel Tours”.

 

I Rebel Tour del cricket, un pezzo di storia trascurato in Italia perché riguardava uno sport sconosciuto, quindi neanche nei telegiornali.

 

Un fenomeno:

 

  • che ha avuto forti rilevanze storiche,

  • che ha avuto echi nel fenomeno parallelo del rugby e conseguenze nei campi italiani,

  • che ci racconta che chiamiamo inglesi i cattivi e britannici i buoni come se l'impero non avesse avuto gallesi, scozzesi e irlandesi,

  • che ci racconta come le proteste fossero tutte contro i Rebel Tour inglesi e kiwi, e quanto quelli caraibici e srilankesi siano stati ignorati (o forse visti come un distante “negher-negher” affair).

 

Lo ripassiamo a brevi, semplificate e necessariamente incomplete puntate.

 

No Normal Sport in an abnormal society” si diceva per isolare lo sport di una nazione che dal 1965

vietava, per applicazione più che per legge lo sport giocato da bianchi e non bianchi insieme.

 

Nei rari casi di inevitabilità erano obbligatorie le separazioni del pubblico, delle entrate e dei bagni.

 

I Rebel Tour erano delle nazionali con nomi tarocchi o delle selezioni che andavano, strapagate, a giocare ignorando il boicottaggio internazionale. Tutti i rebels dicevano di non agire per soldi ma per portare sport a persone che avevano sofferto abbastanza.

 

Nel 1986 gli All Blacks hanno squalificato i loro rebels che si chiamavano New Zealand Cavaliers, qualcuno è arrivato in Italia, vale la pena e l'interesse di partire dal cricket e capire cos'era successo.

 

Alla prossima.

 

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