Bentham: Jeremy come il nonno Mario

October 11, 2016

 

Si, c'è da dire che si spiegavano in modo diverso.

 

Entrambi abbastanza avanti da attirare risolini e smentite per il loro tempo.

 

Se pensi che queste idee sono macho-derise ancora adesso (se vuoi bene agli animali automaticamente trascuri gli uomini, non se ne esce).

 

C'è stato un tempo, e mi rattrista dire che in molti posti non è ancora passato, in cui la maggior parte del genere umano, grazie all'istituzione della schiavitù, è stata trattata dalla legge esattamente nello stesso modo in cui, per esempio in Inghilterra, sono trattate ancora le razze inferiori di ANIMALI. Forse verrà il giorno in cui tutte le altre creature animali si vedranno riconosciuti diritti che nessuno, che non sia un tiranno, avrebbe dovuto negar loro.

 

"I Francesi hanno già scoperto che il colore nero della pelle non è una buona ragione perché un uomo debba essere abbandonato, per motivi diversi da un atto di giustizia, al capriccio di un torturatore. Forse un giorno si giungerà a riconoscere che il numero delle zampe, la villosità della pelle o la terminazione dell'osso sacro sono ragioni altrettanto insufficienti per abbandonare a quello stesso destino un essere senziente. In base a che cos'altro si dovrebbe tracciare la linea insuperabile? In base alla ragione? O alla capacità di parlare? Ma un cavallo o un cane che abbiano raggiunto l'età matura sono senza confronto animali più razionali e più aperti alla conversazione di un bambino di un giorno, di una settimana o di un mese. Supponiamo che così non fosse, che cosa conterebbe? La domanda da porsi non è se sanno ragionare, né se sanno parlare, bensì se possono soffrire". 

 

Jeremy Bentham, Principles of Morals and Legislation, cap. 17.1

 

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