2015, ORA DI RINGRAZIARE I GENITORS (SIMMETRICAMENTE)

October 26, 2015

Premessa di Daniela Scalia: questa striscia fa parte di « Per chi non ci crede », il seguito di « In onda con 3 dita ».

 

Intesi come GDT Bellinzona Hockey Genitors, squadra che mi sopporta da quasi dieci anni e che si chiama cosi perché nasce proprio per far giocare i genitori dei ragazzi del vivaio, almeno quelli che ne fossero minimamente capaci. Io ovviamente ero l'eccezione.

 

Ufficialmente il super team parte nel 2007, ma gli abbozzi sono precedenti (vedi « In Onda con 3 dita »). Adesso di genitori « effettivi » ne sono rimasti pochi, sono stati gradualmente sostituiti da giocatori di vario livello, il più basso nel cantone ma ogni anno più alto. A parte l'età media (abbassata di qualche secolo) è aumentato tutto, il numero delle amichevoli, la velocità del gioco, la stabilità delle linee, il grado di bellezza umana (che già era partito bene).

 

Dal lato umano e mitologico ho già spiegato cosa significhi per me giocare (verbo di comodità) a Hockey ghiaccio dopo decenni spesi a pensare che non lo avrei mai fatto, ma c'è un altro aspetto per il quale è davvero ora di ringraziare i Genitors, il « motorio ». Da quando (2006) ho iniziato appeso alla balaustra nuotando verso il disco fino a ora il mio modo di camminare e correre si è trasformato in meglio. Yes guys, corro, cammino ergo vivo con una simmetria e (senti questa) agilità che non ho mai sperimentato, che rimpiango di non aver avuto nei giorni di Casale sul Sile, Viadana o Glen Innes. Non vorrei allargarmi troppo, ma forse sarei stato un rugbysta guardabile.

 

Ore e ore su due lame, anche a far ridere (and who se ne ciav?) ti parallelano i piedi. Se sei già agile diventi agilissimo, se sei uno yeti-goon-golem come me diventi quasi umano. E ti passa il mal di schiena. Si! Chi pensa che l'Hockey faccia male alla schiena non ha parlato con il mio chiropratico. Il principio è così semplice da dar fastidio (lo so, funziona così) al pensiero piccolo-mutualistico-borghese, senti qua: se raddrizzi i piedi si assesta la schiena.

 

Sarà molto difficile da negare scientificamente e ortopedicamente, certo si tenterà di farlo passare per una pazzia solo per il fatto che nessuno ci ha mai pensato. I ricaschi? Te li porti dietro in tutti gli altri sport, riprendi una qualsiasi racchetta in mano, senti le battute sull'età e ti accorgi di quanto sia lombalgico e antiscientifico quell'umorismo. Vai meglio, funzioni meglio. Le scarpe si consumano in modo più simmetrico, i tendini si mettono tranquilli, e la ruota gira e prende velocità, ti senti meglio, recuperi meglio, ti rialleni meglio.

 

« Impossibile dopo una certa età ». Per me invece è impossibile da capire che un 45enne pieno di tendiniti sia più giovane di un 46 enne che corre e canta. Con la matematica si sbaglia, ogni volta che la si inquina con il conformismo e si rifiuta di osservare con semplicità e logica.

 

Dal 2006 al 2012 il mio Hockey è stato sovrapposto al rugby (nei primi anni svizzeri) e poi al football australiano, lo « usavo » come splendido allenamento supplementare, un'abitudine che ho sempre avuto, specialmente negli anni dopo la Serie A, ed è stato un aiuto notevole, aerobicamente e motoriamente, invece che scatti e tavolette da balancing mi facevo un'ora del mio sport preferito.

 

Negli ultimi anni invece, a parte un po' di league e di football gaelico ho avuto l'hockey come punto cardine della settimana, nel 2014 ho perfino azzardato una pre season con i Vikings di Rivera, ma il tempo per tutti quegli allenamenti non saltava proprio fuori. Però, senza palle ovali ho puntato il mirino sul folle obbiettivo di arrivare intorno ai 100 anni su livelli hockeystici decenti, se il termine non suonasse comico si chiamerebbe preparazione mirata, ma non me la sento di chiamare così una pattinata coi roller tra una telecronaca e l'altra, magari con un peso in una mano per stimolare l'equilibrio.

 

Ripeto per ringraziare e offendere più chiaramente: l'Hockey ghiaccio dopo una certa età fa bene alla schiena.

 

Per chi non ci crede: Mark Baerwaldt (chiropratico), un familiare qualsiasi, qualsiasi persona che mi abbia visto in campo 20 anni fa.

 

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