Half cul, half cool: la recensione di "In Onda con 3 Dita" del regista di Sport Crime

July 27, 2015

Half cul, half cool.
 

Sexually Unresolved Men, Rolling Stones, Talidomide, bagole ovali e non, festival dei porchi, fair play e humor genialoide nella migliore tradizione ebraico-newyorkese con una spruzzatina anglo-bellunese.
 

Non posso farci nulla se ogni tanto qualcuno che conosco scrive un libro. Li leggo quasi tutti. Ma sul mio virtual giornaletto rigorosamente gratuito e adeguatamente irritante del feis, parlo solo di quelli che mi son piaciuti. Contenenti tocco magico bevibile col cuore. Per gli altri glisso serenamente senza sensi di colpa. Raccogliendo nel contempo lo sgomento e il terrore degli autori citati. Perché sanno che una recensione strampalata delle mie, significa la morte certa dell'intero progetto editoriale. E delle formidabili fatiche collegate. Parla di qualcuno che conosci solo se puoi dire che è bravo e dunque condannarlo al dileggio eterno, in pratica.
 

(Max Mazza, di spalle, controlla le riprese sul set di Sport Crime)

 

Ho conosciuto Luca Tramontin molto prima e Daniela Scalia molto dopo, lavorando anni fa in un potenziale paradiso. Uno di quei posti dove si può ottenere la grazia suprema di essere pagati per divertirsi. Per fare esperienze riservate a pochi fortunati. Eppure, e non so ancora spiegarmi come sia possibile, questi potenziali paradisi di fratellanza e flower power, finiscono quasi sempre per tirar fuori il peggio dalle persone che li frequentano. Ovviamente anche da me medesimo. Mica mi sottraggo alle mie responsabilità.
 

Luca è alto due metri. Ha tre dita nella mano destra e una montagna di muscoli in tutto i resto del corpo. Beveva – e credo beva ancora – uno strano intruglio di erbe che, a detta di molti colleghi esperti, doveva contenere per forza varie droghe allucinogene di qualche tipo. Poi ho scoperto che si trattava della stessa brodaglia etno-chic che oggi beve anche il Papa: il Mate. Ma quindici anni fa era chiaramente droga 'sasina. Passando per sbaglio di fianco alla sua scrivania, lo sentivo “switchare”al telefono da una qualche lingua di ceppo ugrofinnico per me incomprensibile all'inglese, per finire col dialetto bellunese. Ma sopratutto mi cascava l'occhio su quella specie di suk globalizzato e indefinibile disseminato nella sua postazione.

 

Apprezzavo particolarmente, sempre di sguincio perché ancora non lo conoscevo, la disordinatissima raccolta di cd contenenti la meglio musica prodotta sul pianeta con le chitarrine vetrose inventate in America. Ha due lauree vere e parla sette lingue. Tutti elementi che connotavano una chiara pericolosità intrinseca del soggetto rispetto al comune salvataggio di sole apparenze. Sempre gettonatissimo nelle raccomandopoli catodiche. In un paese dove gli sport di cui si parla senza soluzione di continuità, sono quelli visti da tutti in tivì ma praticati seriamente quasi da nessuno, non potevo che diventare un antisportivo. Specialmente rispetto a quegli sport in cui è necessaria una palla di qualche tipo. Pure se da piccolo ho giocato a basket per davvero con un certo gusto.

 

Poi un giorno finisce che con Luca ci snasiamo meglio e diventiamo amici. Infatti per apparenti motivi tecnici ma in realtà per una malsana curiosità, mi spingo vicino alla cabina di commento dove il nostro eroe, insieme a un altro definito strambo come lui dai vari capetti e leccaculini collegati, si accingeva a produrre una delle sue esperienze culturali divertentissime.

 

Ricche di umanità, curiosità etno-cool, rock, competenza sportiva scientifica, humor coltissimo ma intellegibile e partecipabile da chiunque, che in altro modo si potrebbe definire telecronaca di una partita di Rugby.

 

Per farla breve. Ho già sbrodolato oltremodo. Se volete intrattenervi con una raccolta fiammeggiante di storie brevi al limite dell'incredibile ma tutte vere, cariche di tocco magico acchiappesco vero, scritte con umorismo irresistibile da uno che ha vissuto in giro per il mondo esperienze mitologiche con la scusa di giocare a Rugby in serie A e non solo, non procuratevi questo e libro e non leggetelo.

 

Rischiereste di divertirvi, di assimilare good vibrations a piene mani, di imparare parecchio e magari di riflettere e riconsiderare più di una faccenda umanesca legata allo sbattersi in giro per questo mondo. Ma solo mentre nel contempo vi sbellicate dalle risate.

 

 

 

 

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