Distorsione della memoria: è sempre l'altro che fotografa troppo

May 9, 2015

 

Maryanne Garry, una delle maggiori studiose della distorsione percettiva, ha dimostrato che l'alto numero di fotografie scattate toglie grosse quantità di materia diretta.

 

Praticamente dice che la compulsione a scattare, filmare, taggare, rompere le balle a quello dietro che vuole godersi il concerto, ti fa portare a casa meno concerto rispetto a quello che se lo guarda in pace. L'ha dimostrato scientifcamente con qualità e quantità di esperimenti.

 

Io, come al solito, semplifico al limite del banale, ma gli studi della Prof. Garry sono quasi tutti in rete grazie alla politica particolare dell'università di Wellington (Nuova Zelanda): 

http://www.victoria.ac.nz/psyc/about/staff/publications-maryanne-garry

 

 

Certo, lo so, è sempre l'altro che fotografa troppo, ovvio. "Noi No" diceva raimondo Vianello. 

 

La mia continuazione dello studio (che ti riassumo ma che, Sport Crime permettendo, svilupperò accademicamente) riporta al flagello del luogo comune. 

 

Come? Se vado al concerto dei Black Sabbath e scatto 50 foto, le posto, le twitto etc., il mio ricordo del concerto sarà basato su quello che leggo, cioè che sono vecchi, fatti e sfatti, che suonano male ma cianno er core.

 

Se vado in Svizzera e penso solo a Instagram la mia libertà di giudizio e osservazione scalano in terzo piano, e istintivamente mi appenderò al giudizio comune. Ordine e banche. In Svizzera ci sono decine e decine di chilometri di coltivazioni, ma ho le prove di persone molto intelligenti che non se ne accorgono. Rari soggetti hanno l'innocenza intellettuale di dire "boia, quante viti".  Vedono solo le banche che hanno sentito nominare nei luoghi che loro stessi imbottiscono di immagini che nessuno guarda.

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