Marianne Faithfull, Going Home

March 6, 2015

 

 

Si avventura anche in una cover di Leonard Cohen, lo fanno in pochi, perché ci vuole una voce operistica, un forte senso di Bertold Brecht e anche voglia di sfidare le parole pesanti ridendo sottilmente.

 

Ma lei è Marianne Faithfull, non riesco a immaginare un brano intelligente che non riesca a passarle attraverso e a uscirne meglio.

 

Mi interessa poco la sua discendenza dal marchese De Sade, del suo passato di vicoli, Rolling Stones, swinging London e della successiva immagine malata che ormai nessuno le scolla. Preferisco il suo ultimo album, Give my Love to London, con il titolo che è un racconto a sé, un bonsai di un affetto locale forte ma critico al punto di farle lasciare Londra.

 

Anni fa la moglie racchia (anche dentro) di un amico mi aveva aggredito verbalmente, dicendo che ai luoghi o vuoi bene o fai a meno, che se uno scappa da un posto e lo rimpiange allora è matto.

 

Ovviamente si riferiva agli Stones degli anni 70/80 e al loro rapporto tenero e difficile con l'Inghilterra (ora risolto). Lo stesso che ho io con Belluno.

 

Non vedo da anni quella versione umana della Seat Mediocra (un'automobile fittizia con le rate perpetue) ma non le consiglierei di ascoltareGoin' Home di Marianne Faithfull.

 

Una versione soft dell'attrito tra Marianne e la swinging London, una storia particolare che puoi leggere ovunque. L'album si chiama "Give my Love to London".

 

P.s.: Ci sono anche Mick Jones, Steve Earle e Anna Calvi, ma sinceramente non li noto molto.

 

P.p.s.: Molto bello il trailer di presentazione.

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